A partire dal secondo trimestre del prossimo anno si prevede cali dei tassi americani e la Bce potrebbe seguire nei trimestri successivi portando tra 13 mesi euro e dollaro al 3%. Tutto ciò è legato dall''andamento dell''inflazione e dalla crescita economica.
Giovedì 7 dicembre la Banca Centrale Europea ha di nuovo aumento e ha portato il tasso di rifinanziamento al 3,50%. Poi, sarà il turno della Federal Reserve.
Il consenso dei pronostici dice che la riunione del comitato direttivo della Riserva Federale (il FOMC) del 12 dicembre potrebbe confermare invariati sia il livello del tasso sui Fed Funds sia l’intonazione (il cosiddetto "bias") vigile della politica monetaria americana. Poi ci saranno le feste e comincerà il nuovo anno. Ma il 2007 non sarà un anno di facili previsioni sulle scelte delle due principali banche centrali del pianeta.
Nell’edizione di novembre del "Consensus Forecasts", la previsione più frequente tra quelle raccolte presso gli esperti indica una stabilità del tasso sul Fed Fund al 5,25% sino a tutto il primo trimestre del 2007 seguita da possibili tagli già nel secondo e nel terzo trimestre.
Secondo le previsioni degli economisti la decelerazione degli Usa è già oggi evidente in settori strategici come le costruzioni e l’automobilistico.
Riguardo all’industria, una significativa discesa sotto quota 50 dell’indice ISM relativo alla fiducia delle imprese manifatturiere statunitensi potrebbe indurre la Fed ad anticipare i tempi di un allentamento.
Le autorità monetarie preferiranno agire prima che il rallentamento dell’economia si traduca in un calo marcato degli occupati. Farlo dopo potrebbe danneggiare la loro credibilità e rendere meno efficace la futura condotta della politica monetaria.
Lo scenario della politica monetaria europea appare ugualmente confrontarsi con numerose incertezze. L’economia di Eurolandia chiuderà il 2006 ad un passo ancora tonico, trainato dall’anticipazione di acquisti di beni durevoli da parte dei consumatori tedeschi. Poi, però, nel corso del 2007 sconteremo sulla crescita sia gli effetti dell’aumento dell’Iva in Germania sia le conseguenze delle manovre di riduzione dei disavanzi pubblici decise in importanti paesi.
Oltre all’effetto diretto di minori importazioni degli Usa dall’Europa ci sarà un "effetto eco" dato dai contraccolpi mediati da altre aree globali. Se gli Usa rallentano, i primi a soffrirne potranno essere la Cina e gli altri grandi paesi del continente americano.
Altre stime indicano la possibilità di un arretramento più sostenuto e pari a circa mezzo punto percentuale di crescita europea. una lettura dello scenario monetario internazionale ci consegna un 2007 ove Fed e Bce potrebbero tornare a preoccuparsi più della crescita che dell’inflazione. Tra il 2006 e il 2007 i numeri previsti dagli economisti di Bnp Paribas parlano di un calo dal 3,2 all’1,6 per cento del tasso di aumento del Pil americano e di un ribasso dal 2,6 all’1,8 per cento per la crescita dell’area dell’euro.
Oggi sono due i punti percentuali che separano i livelli dei saggi guida sulle due sponde dell’Atlantico. Tra tredici mesi, a dicembre del prossimo anno, i tassi di riferimento di Fed e Bce potrebbero trovarsi appaiati al 3 per cento.
Approfondimenti |
Glossario |