
La BCE rialza il tasso di riferimento di un quarto di punto, portandolo al 4%: è l’ottavo ritocco in alto dalla fine del 2005. Le previsioni di un aumento dei salari superiore alla produttività, che potrebbe essere determinato dal basso livello di disoccupazione (7,1% ad aprile, contro il 7,2% di marzo), che a sua volta alimenta la crescita economica (più 0,6% il Pil del primo trimestre di Eurolandia) attraverso consumi in forte ripresa, in particolare in Germania ha indotto la Bce a non cedere «all’autocompiacimento»
Questa mossa si farà sentire sui mutui e che di conseguenza potrebbe minare i già scricchiolanti mercati immobiliari europei. Infatti, in Italia i prezzi delle case nel 2006 sono cresciuti del 6,7% contro il 9,6% del 2005. Le famiglie che più risentiranno dell’aumento dei tassi sono quelle che hanno acceso un mutuo a tasso variabile per il quale a seguito dell’aumento dei tassi dovranno pagare in più mediamente 25 euro al mese. Se poi si prendono in considerazione gli aumenti dei tassi che si sono susseguiti dal 2005 si evince che l’incremento è di circa 120-130 euro al mese.
Le stime della stessa Bce conferma quello che gli esperti del settore avevano già denunciato: per la prima volta negli ultimi 10 anni è in atto un serio ridimensionamento dei prezzi. Un fenomeno generalizzato, ma più evidente in Irlanda, Spagna ed Italia.
Nei primi mesi del 2007 la situazione in Italia è ancora peggiorata: l’analisi mensile per aprile ha registrato un allungamento dei tempi di vendita e calo delle transazioni.
A Roma la flessione nel numero di compravendite rilevata dall''Agenzia del Territorio è stata del 7,8%, a Napoli del 6,7%, a Verona del 9% rispetto all''anno precedente.

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